Piastrelle antiscivolo per il bagno: l'R11 che vi vendono è stato provato con le scarpe antinfortunistiche
Torreano Srl 21 min di lettura
La lettera da chiedere in un bagno di casa è la A, nella zona doccia la B: sono le classi della prova a piedi nudi. Nessuna legge italiana chiede una classe R.

Un bagno lo si attraversa scalzi. La classe R, invece, si misura su una rampa cosparsa di olio motore, con un operatore che indossa scarpe antinfortunistiche.
Forniamo piastrelle e gres porcellanato italiano ad architetti, imprese e privati dalla Valle d’Aosta al Nord-Est. Ecco il criterio con cui selezioniamo una superficie per un ambiente umido, e i casi in cui sconsigliamo l’R11 che ci chiedono.
Fate la stessa domanda in giro e vi torna sempre la stessa risposta: R10 per il bagno, R11 per stare tranquilli, R11 se in casa c’è una persona anziana. Nessuno vi dirà che cosa misura quella lettera, su chi e con quale liquido. Ne esce un numero esatto applicato al locale sbagliato. Sei mesi dopo, chi ha pagato quel pavimento lo sfrega in ginocchio il sabato mattina. E non è un problema di sicurezza: è che non torna più pulito.
Se siete qui perché dovete comprare, la lettera giusta è un’altra: in un bagno di casa la A, nella zona doccia la B. Nessuna delle due è una R. Sono le classi della prova a piedi nudi, quella che quasi nessuna scheda tecnica italiana riporta, e buona parte di questa pagina serve a farsela dare.
Indice
- Che cosa misura davvero la classe R, da R9 a R13
- La prova a piedi nudi: classi A, B e C (DIN 51097)
- Il cortocircuito normativo italiano: D.M. 236/89 e B.C.R.A.
- Dove un obbligo esiste davvero
- L’R11 in bagno si paga in manutenzione
- Piatto doccia e mosaico: formato e densità delle fughe
- Quale classe scegliere, ambiente per ambiente
- Se il motivo è un genitore anziano
- Avete già un R11 in bagno
- Che cosa chiediamo al produttore
- FAQ
Che cosa misura davvero la classe R, da R9 a R13
Una rampa di laboratorio. L’operatore la percorre avanti e indietro calzato, con scarpe da lavoro normalizzate, su una superficie trattata con olio motore 10W-30 (200 ml/m²). Il piano si inclina fino all’angolo in cui l’operatore non tiene più il passo. La lettera esce da lì, come media di più passaggi e di più operatori addestrati.
| Classe | Valore medio dell’angolo |
|---|---|
| R9 | da 6° a 10° |
| R10 | oltre 10° fino a 19° |
| R11 | oltre 19° fino a 27° |
| R12 | oltre 27° fino a 35° |
| R13 | oltre 35° |
Prima correzione: l’R9 non parte da 3°, ma da 6°. Il «da 3° a 10°» circola su decine di siti italiani, produttori compresi, ed è la soglia di un’edizione superata della DIN 51130. Nelle edizioni successive l’R9 parte da 6°, e sotto i 6° il rivestimento non è classificabile.
Seconda correzione, più pesante. Dal dicembre 2021 la prova su rampa non appartiene più alla DIN 51130: è passata alla UNI EN 16165:2021, adozione italiana della norma europea, allegato B per il piede calzato. Il risultato che la norma europea restituisce è però un angolo, non una lettera. Le classi R9-R13 stanno negli allegati nazionali informativi tedeschi, e la formulazione corretta in capitolato è quindi prova secondo UNI EN 16165 allegato B, classe R attribuita secondo le regole nazionali tedesche.
La DIN 51130, nella versione 2023, non riguarda più le classi R ma solo il volume di spostamento (V4, V6, V8, V10). Chi scrive «certificazione DIN 51130 R10» sta citando una norma per una cosa che quella norma non fa più. E anche quando la lettera è giusta resta larga: la classe R10 copre nove gradi, quindi due articoli entrambi R10 non si comportano per forza allo stesso modo.
La prova a piedi nudi: classi A, B e C (DIN 51097)
Stessa rampa, protocollo diverso. L’operatore è scalzo e il lubrificante è acqua con agente bagnante (un tensioattivo non ionico), non acqua pura né semplice sapone. È la vecchia DIN 51097, oggi allegato A della UNI EN 16165.
| Classe | Angolo di accettazione medio | Destinazione tipica |
|---|---|---|
| A | ≥ 12° | spogliatoi, percorsi di accesso a piedi nudi |
| B | ≥ 18° | docce, banchine perimetrali delle piscine |
| C | ≥ 24° | scale immerse, bordi di bacino inclinati, pediluvi |
Sono soglie, non fasce: un rivestimento che prende la C soddisfa anche i requisiti della B e della A, ed è la ragione per cui i produttori marcano «A+B» o «A+B+C». Sulla scala R funziona diversamente, perché lì ogni classe ha anche un tetto.
Le destinazioni della terza colonna vengono dal documento tedesco DGUV Information 207-006, che riguarda le piscine pubbliche: in Italia non prescrivono niente, e stanno qui come termine di paragone. Le soglie invece valgono ovunque si cammini scalzi sul bagnato.
Il bagno è, per definizione, un ambiente a piede nudo su acqua saponata: l’allegato pertinente della UNI EN 16165 è l’A, quello a piedi nudi, non il B riservato al piede calzato. Discutere se mettere un R10 o un R11 in un bagno significa scegliere una superficie sulla base di una prova che descrive una suola sporca d’olio.
Fra la scala R e le classi A/B/C non esiste poi alcuna corrispondenza ufficiale. Le tabelle di equivalenza che circolano fra i rivenditori mettono in colonna due prove che non condividono né il liquido né chi ci cammina sopra, e i gruppi di valutazione non sono confrontabili. Usarle significa sottostimare o sovrastimare il requisito, e in entrambi i casi pagarlo.
Attenzione però a non ribaltare la frase. R11 non vuol dire scivoloso a piedi nudi: vuol dire non misurato a piedi nudi. Molti articoli portano tutte e due le classificazioni, la R e la lettera, perché il produttore ha commissionato entrambe le prove. Se sulla scheda del vostro R11 compare anche una B, la sicurezza non è in discussione e resta aperta solo la questione della manutenzione. Se compare solo la R, quel pavimento non è mai stato provato nella condizione in cui lo userete, e nessuno può dirvi come si comporta sotto un piede bagnato. Non è un difetto del materiale, è un buco nella documentazione.
Il cortocircuito normativo italiano: D.M. 236/89 e B.C.R.A.
L’unica norma nazionale che indica un numero è il D.M. 14 giugno 1989 n. 236, e non parla né di R né di A/B/C.
Il requisito compare al punto 4.1.2 «Pavimenti», che chiede pavimenti non sdrucciolevoli nelle parti comuni e di uso pubblico. Il numero sta altrove, al punto 8.2.2 «Pavimentazioni»: è antisdrucciolevole la pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Association (B.C.R.A.) Rep. CEC. 6/81, superi 0,40 con elemento scivolante in cuoio su pavimentazione asciutta e 0,40 con gomma dura standard su pavimentazione bagnata. E quei valori non devono essere modificati da strati di finitura lucidanti o di protezione: se una finitura è prevista, va applicata sul materiale prima della prova. Il numero deve descrivere la superficie finita, non quella nuda.
Il punto 8.2.2 sta nella sezione dedicata agli spazi esterni, e c’è chi si aggrappa a questo per dire che dentro casa non vale. È un’obiezione a cui risponde il decreto stesso. Il punto 8.1.2, quello sui pavimenti interni, rimanda testualmente: ove siano prescritte pavimentazioni antisdrucciolevoli, valgono le prescrizioni di cui al successivo punto 8.2.2. Il valore è uno; cambia il punto in cui è scritto.
Il B.C.R.A. misura l’attrito dinamico trascinando un pattino normalizzato a velocità costante (il «Tortus» è il primo apparecchio impiegato), e si può eseguire tanto in laboratorio quanto in opera. Il valore 0,20 che si legge in giro non è nel decreto: appartiene alla scala di lettura dei risultati (fino a 0,19 scivolosità pericolosa, 0,20-0,39 eccessiva, 0,40-0,74 attrito soddisfacente, oltre 0,75 eccellente). Una chiave di interpretazione, non una soglia di legge.
L’anomalia è questa: il B.C.R.A. Rep. CEC. 6/81 non è fra le procedure normalizzate della UNI EN 16165, che ne prevede quattro (rampa a piedi nudi, rampa con calzature, pendolo, tribometro). È anch’esso un metodo tribometrico, ma non coincide con l’apparecchiatura e il protocollo dell’allegato D, e i suoi risultati non sono trasferibili agli altri allegati. La norma italiana che prescrive e la norma europea che misura parlano due lingue diverse: nessun valore B.C.R.A. si converte in una classe R o in una lettera A/B/C, e viceversa. È il nodo che salta fuori ogni volta che sullo stesso progetto convivono un requisito italiano di accessibilità e una scheda prodotto costruita su una regola tedesca. Come per marcatura CE, DoP e certificazioni, la documentazione si mette insieme articolo per articolo, e la scheda commerciale non basta.
Dove un obbligo esiste davvero
| Contesto | Obbligo | Riferimento |
|---|---|---|
| Bagno di un’abitazione privata | Nessuno | Il D.M. 236/89 limita il requisito a parti comuni e di uso pubblico |
| Parti comuni, locali aperti al pubblico | Sì, generico «non sdrucciolevole» | D.M. 236/89, punto 4.1.2; criterio quantitativo al punto 8.2.2 |
| Luoghi di lavoro | Sì, generico | D.Lgs. 81/2008, art. 63 e Allegato IV, punto 1.3.2 |
| Strutture ricettive | Sì, sulle parti accessibili | D.M. 236/89, punto 5.3 «Strutture ricettive»; requisito comunque generico |
| Piscine e spogliatoi | Sì, ed è l’unico caso con una classe | Via recepimento regionale: il D.P.G.R. Toscana 23/R/2010 chiede per tutte le pavimentazioni percorribili a piedi nudi un coefficiente antisdrucciolo rispondente alla classe C della DIN 51097 |
Nessuna classe R compare nella normativa nazionale, per nessuna destinazione. E l’Accordo Stato-Regioni del 2003 e la disciplina interregionale del 2004 sulle piscine non hanno forza di legge: valgono i recepimenti regionali, e il testo toscano non si estende automaticamente a Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli, Piemonte o Lombardia. Per una piscina nel Nord-Est si parte dal regolamento della Regione, e dove il testo non è chiaro lo si chiede all’ASL competente: è mezz’ora che decide un capitolato intero.
Nessun obbligo non vuol dire nessuna responsabilità, e le due cose vengono confuse spesso. Se qualcuno cade in un locale che gestite, la questione si discute sul piano civile, dove chi ha la custodia di un bene risponde dei danni che quel bene provoca (art. 2051 del codice civile), salvo la prova del caso fortuito. Non siamo avvocati e non andiamo oltre. Quello che possiamo dirvi è che cosa viene chiesto per primo, ed è sempre documentale: che cosa prescriveva il capitolato, quale rapporto di prova è stato consegnato, quale piano di pulizia era previsto. In una casa privata quella richiesta non arriverà mai. In un albergo, in una spa o in una palestra arriva ogni volta, e quel fascicolo si costruisce prima.
L’R11 in bagno si paga in manutenzione
Sulla manutenzione le schede tecniche tacciono. Un R11 tiene il suo angolo grazie a un rilievo, e quel rilievo trattiene tutto: sapone, calcare, residui di bagnoschiuma, polveri grasse.
La regola tedesca sui pavimenti nei locali di lavoro con pericolo di scivolamento (DGUV 108-003, ex BGR 181) lo scrive senza giri di parole. È un testo che regola i luoghi di lavoro, non le case, e lo citiamo perché è l’unico che mette per iscritto il costo di pulizia di un rilievo: più alta è l’antisdrucciolevolezza, più alto è l’onere di pulizia, e cresce ancora se alla classe si somma un volume di spostamento (V4, V6, V8). Poi c’è la parte che in casa pesa di più. I mezzi che quel testo considera efficaci sulle superfici fortemente profilate sono la lavasciuga a spazzole rotanti e l’idropulitrice. In un bagno di casa avrete uno straccio, un detergente da supermercato e il sabato mattina.
Il risultato ce lo raccontano al telefono: il pavimento appare pulito ma resta opaco e macchiato, perché lo sporco non fa macchia, si deposita nel rilievo e diventa una patina.
Quel rilievo, del resto, serve a drenare olio sotto una suola, e non dice niente di come si comporta un piede nudo bagnato. In un bagno di casa quella prestazione non viene mai chiamata in causa, mentre la manutenzione la pagate ogni settimana. Aggiungete che il valore del produttore è un valore uscita fabbrica: il campione approvato in showroom non è quello che avrete sotto i piedi fra due anni. Di quanto scenda non lo sappiamo, quel dato non lo pubblica nessuno e non ce lo inventiamo.
Per questo i campioni li facciamo provare bagnati, con il piede scalzo sopra. Fatelo anche senza di noi: in qualunque showroom chiedete due campioni della serie che vi interessa, bagnateli e appoggiateci sopra un piede scalzo, spostando il peso in avanti come si fa uscendo dalla doccia. Non è una misura e non sostituisce un rapporto di prova. In dieci secondi però separa due articoli che il catalogo descrive con la stessa lettera.

Piatto doccia e mosaico: formato e densità delle fughe
La classe qualifica la piastrella; il pavimento finito è un’altra cosa. Nei rivestimenti ceramici percorsi a piedi nudi un’alta densità di fughe migliora l’aderenza reale, perché la fuga è meno liscia della piastrella e interrompe il film d’acqua. Di quanto migliori non ve lo sappiamo dire in cifre: la classe si attribuisce al singolo pezzo, mentre il pavimento in opera lo descrive solo una misura sul posto, fughe comprese.
Tradotto in scelta di materiale: in una zona doccia, un formato piccolo, o un mosaico, moltiplica la densità di fughe e aumenta la presa reale senza dover salire di rilievo e, con il rilievo, di manutenzione. Il piccolo formato asseconda inoltre la pendenza senza spezzature, cosa che una lastra grande non fa: è la ragione tecnica per cui il grande formato su misura resta la scelta giusta per la zona asciutta e per il living, e il piccolo formato per il piatto doccia.
Il rovescio va detto, perché è lo stesso che rimproveriamo all’R11: le fughe si sporcano. Sono la parte del pavimento che ingrigisce per prima, e in doccia è lì che compare la muffa. La differenza sta nel rimedio. Una fuga si pulisce, e al limite si toglie e si rifà; un rilievo strutturato resta quello per tutta la vita del pavimento. Una doccia in cui non si sporchi niente non esiste: conviene decidere quale dei due fastidi dà meno noia.
Sul prezzo tanto vale essere espliciti. La classe non è una voce di listino: si pagano la serie, il formato e la finitura. Chiedete al rivenditore se la serie che vi piace esiste anche in una finitura con la prova a piedi nudi, e fatevi dare i due prezzi accanto. È l’unico modo di sapere quanto costa nel vostro caso, perché il differenziale cambia da produttore a produttore e nessuno lo pubblica. Il formato invece si legge sempre nel preventivo: un mosaico costa più al metro quadro di una lastra grande, e all’impresa costa più tempo.
Attenzione a una confusione ricorrente: l’angolo misurato sulla rampa non ha nulla a che vedere con la pendenza del pavimento. Si misurano tutti e due in gradi e non c’entrano niente l’uno con l’altro, e nessuna classe compensa un pavimento che trattiene un velo d’acqua. Pendenza, sifone e planarità del supporto restano decisioni del progettista e dell’impresa. Noi ci fermiamo al materiale: quello che forniamo è la selezione di pavimenti e rivestimenti, con i rapporti di prova che l’accompagnano.

Quale classe scegliere, ambiente per ambiente
| Situazione | Che cosa selezioniamo | Perché |
|---|---|---|
| Bagno privato, zona asciutta | Prova a piedi nudi, classe A | Piede nudo, superficie perlopiù asciutta |
| Doccia a filo pavimento, piatto doccia | Classe B, formato piccolo o mosaico | Acqua permanente; le fughe fanno una parte del lavoro |
| Uscita doccia, primo metro della zona asciutta | Classe B, come la doccia | Lì l’acqua la porta il piede, e il pavimento è stato scelto come asciutto. Scelta nostra, non un obbligo |
| Bordo della vasca da bagno | Classe A, B se la vasca fa anche da doccia | Resta zona bagno: il «bordo vasca» delle tabelle tedesche è quello della piscina |
| Albergo, camere e bagni | A, B in doccia | La scala R non è pertinente |
| Albergo, ingressi senza bussola, terrazze scoperte | R11, qui sì | Piede calzato e bagnato: la R è finalmente la scala giusta |
| Albergo, cucine e locali tecnici | R11 o superiore, con volume di spostamento | Grassi e lavaggi, personale calzato |
| Spogliatoio | Classe A; C negli impianti natatori dove il regolamento regionale lo impone | Percorso a piedi nudi, umido |
| Bordo piscina, banchina perimetrale | Classe B, C dove il regolamento regionale lo impone | Acqua permanente |
| Scale immerse, pediluvi, bordi di bacino inclinati | Classe C | Pendenza e immersione si sommano |
| Hammam, bagno di vapore | Classe B | Vapore condensato costante |
Piede nudo, si ragiona in A/B/C; piede calzato, in R. Un albergo ha bisogno di entrambe le scale, in zone diverse dello stesso edificio: è quanto scriviamo nelle selezioni per i progetti contract e hôtellerie.
Da riportare tal quale nella voce di capitolato, opere da piastrellista. Zona doccia e piatto doccia: rivestimento ceramico provato secondo UNI EN 16165 allegato A (rampa a piedi nudi, acqua con agente bagnante), classe B, angolo di accettazione medio uguale o superiore a 18°. Bagno fuori dalla zona doccia: stessa prova, classe A, angolo medio uguale o superiore a 12°. Il rapporto di prova del produttore, riferito all’articolo e alla finitura effettivamente forniti, va allegato all’offerta e riconfermato alla consegna del lotto.
Dove il D.M. 236/1989 si applica davvero, cioè parti comuni, ambienti aperti al pubblico e parti accessibili delle strutture ricettive, si aggiunge una seconda riga: coefficiente di attrito misurato secondo B.C.R.A. Rep. CEC. 6/81 superiore a 0,40 con elemento scivolante in cuoio su pavimentazione asciutta e superiore a 0,40 con gomma dura standard su pavimentazione bagnata, con le eventuali finiture lucidanti o di protezione già applicate al momento della prova.
Le due righe vanno scritte tutte e due, perché nessuna implica l’altra: un articolo può avere la classe B a piedi nudi e non essere mai passato sotto un B.C.R.A., e viceversa. Fra le due prove non esiste conversione, ed è la conseguenza pratica del cortocircuito descritto sopra. Se in verifica documentale spunta una tabella di equivalenza fra un valore B.C.R.A. e una classe A/B/C, quella tabella non è una prova, e conviene che il capitolato lo dica prima.
Poi la riga che quasi nessuno scrive: prodotti di pulizia ammessi e vietati, con il divieto esplicito di cere, lucidanti e trattamenti filmogeni, da riportare nel manuale d’uso e manutenzione dell’opera. Noi forniamo il materiale, i campioni e i rapporti di prova; la verifica in opera e il collaudo restano dell’impresa e della direzione lavori.
Se il motivo è un genitore anziano
È la ragione con cui l’R11 viene proposto più spesso, ed è quella che regge di meno. In un bagno percorso a piedi nudi la classe del pavimento è la variabile meno importante fra quelle che decidono se qualcuno cade.
Quello che pesa davvero si decide prima di scegliere il rivestimento, e in buona parte è scelta di progetto e di materiale:
- il gradino. Una doccia a filo pavimento toglie il gesto che fa cadere le persone anziane, cioè scavalcare un bordo restando in appoggio su un piede solo;
- il rinforzo per il maniglione. Va previsto nella parete prima di rivestirla: dopo si fora la piastrella e si fissa su una lastra che non regge uno strappo improvviso. E le maniglie a ventosa reggono un asciugamano, non una persona;
- l’acqua che resta. Una pendenza che porta via l’acqua in fretta cambia quel pavimento più di quanto lo cambi una classe;
- il tappetino. È l’unico elemento del bagno che si sposta sotto il piede;
- la luce di notte. Un bagno attraversato alle tre del mattino con la luce del corridoio non è il bagno che avete visto in showroom.
Se dopo tutto questo volete comunque alzare la guardia sulla superficie, alzatela nella prova giusta: chiedete la classe B a piedi nudi anche fuori dalla zona doccia, non l’R11. Vi dà aderenza con il piede nudo e bagnato, che è la condizione reale di quel bagno.
Avete già un R11 in bagno
È la telefonata più frequente in ristrutturazione, e quasi mai riguarda la sicurezza: il pavimento tiene, ma non torna pulito. Da lì in avanti dipende da dove siete arrivati.
Il materiale è ancora su pallet. Guardate la scheda prima di muovere qualcosa: se accanto alla R compare anche una B, la doccia è coperta; se compare solo una A, lo è la zona asciutta e la doccia no. Se c’è solo la R, chiedete al rivenditore il rapporto di prova a piedi nudi di quell’articolo. Se non arriva, la strada meno cara di solito non è restituire tutto: è tenere l’R11 nella zona asciutta e cambiare articolo per i pochi metri quadri del piatto doccia, dove per giunta il formato piccolo lavora meglio.
Il pavimento è già in opera. Prima di comprare altro materiale conviene sapere che cosa c’è davvero sotto i piedi. Una misura sul posto costa una frazione di qualunque intervento, ma va chiesta quella giusta: serve il pendolo dell’allegato C con il pattino 55, quello previsto per il piede nudo. Il B.C.R.A. richiamato dal D.M. 236/89 lavora con cuoio sull’asciutto e gomma dura sul bagnato, quindi risponde al requisito di accessibilità e non vi dice niente di come si comporta un piede scalzo. Il termine di paragone non è il certificato di fabbrica, che su un R11 a piedi nudi quasi mai esiste: è la soglia. Da 36 PTV in su il rischio di scivolamento è considerato basso, e il problema è di pulizia; sotto, va capito perché prima di ordinare altro materiale. La misura la commissiona la committenza, o la direzione lavori, a un laboratorio di prova.
Sulla pulizia. Su una superficie strutturata lo straccio passa sopra il rilievo senza entrarci: serve una spazzola meccanica e un detergente alcalino sui residui grassi. Sul calcare, in un secondo momento e mai insieme all’alcalino, un disincrostante acido: che però vale sul gres e sulle superfici smaltate, perché su un marmo o su una pietra calcarea corrode il carbonato, e da lì non si torna indietro. Risciacquo vero, finché l’acqua di lavaggio non esce limpida. E niente prodotti filmogeni: cere, «brillantanti» e detergenti che lucidano mentre lavano riempiono esattamente il rilievo che avete pagato.
I trattamenti antiscivolo applicati a posteriori sono un’altra cosa, e vanno capiti prima di ordinarli. Sono soluzioni acide che incidono chimicamente lo smalto o il gres: la micro-rugosità aumenta e la presa sul bagnato migliora davvero, ma il guadagno si consuma con l’uso e la superficie incisa si sporca più in fretta di prima. Dopo il trattamento, per giunta, il rapporto di prova del produttore non descrive più quel pavimento. Su un marmo o su una pietra naturale calcarea li sconsigliamo: l’acido lavora sul carbonato molto più che su un gres, e da lì non si torna indietro.
Se il fastidio è tutto nella doccia, non c’è motivo di rifare il bagno intero. Due o tre metri quadri di piatto doccia in formato piccolo o in mosaico sono una fornitura modesta, e cambiano il comportamento proprio della zona dove l’acqua resta. Se quella demolizione parziale sia praticabile, e come raccordare l’impermeabilizzazione esistente, lo dicono l’impresa e la direzione lavori sul posto: noi forniamo il materiale, i campioni da provare bagnati e la documentazione.
Che cosa chiediamo al produttore
Prima di proporre un articolo per una zona umida chiediamo il rapporto di prova completo, non la lettera stampata sul catalogo. Devono comparire il metodo (allegato A a piedi nudi, allegato B con le calzature, pendolo o tribometro), l’angolo misurato, la classe attribuita e la regola nazionale applicata. Se un articolo destinato a una doccia porta solo una R, chiediamo la prova a piedi nudi. Se il produttore non ce l’ha, si cambia serie. Lo stesso per una pietra naturale o un marmo, dove la finitura pesa più del materiale: un trattamento lucidante cambia il valore dichiarato, ed è la ragione per cui il D.M. 236/89 chiede che la finitura, se prevista, sia già sul materiale al momento della prova.
Vendiamo R11 e continueremo a venderlo. In un bagno domestico percorso scalzi lo sconsigliamo. Se la richiesta viene confermata, la mettiamo per iscritto come scelta del committente, e la strategia di pulizia si decide prima del materiale, non dopo la consegna.
C’è poi un limite che riguarda noi: per una parte del catalogo italiano la prova a piedi nudi semplicemente non esiste, perché i produttori certificano ciò che il mercato chiede loro e il mercato chiede la R. Su quegli articoli non possiamo darvi una lettera A o B, e preferiamo dirlo subito, invece di farvelo scoprire quando il progettista chiede i documenti. Quando succede cerchiamo altrove, di solito fra i produttori che tengono una gamma piscina o wellness: sono loro a far eseguire la prova a piedi nudi. E se il committente tiene alla sua serie senza rapporto, va in capitolato come sua scelta, senza classe attribuita: in verifica documentale una casella vuota si difende, un numero preso da un’altra prova no.
Le altre voci di capitolato, dalla planarità alle tolleranze, sono nella nostra guida tecnica al gres porcellanato. E se la doccia è a filo pavimento, la scelta della superficie e quella del box doccia vanno fatte insieme: è il box a decidere dove l’acqua resta confinata e dove invece raggiunge il pavimento della zona asciutta.
Parliamone prima di scegliere la superficie
Avete un bagno, una spa o una struttura ricettiva in progetto in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia o nel Nord-Est? Torreano è fornitore: selezioniamo il materiale, prepariamo campionature da provare bagnate e vi consegniamo schede tecniche e rapporti di prova, zona per zona. Guardate la selezione di pavimenti e rivestimenti, oppure scriveteci con planimetrie e destinazioni d’uso: vi diremo quale classe chiedere per ogni ambiente, e dove un formato più piccolo vi evita di pagare un rilievo che non vi serve.
Domande frequenti
In Italia esiste un obbligo di classe antiscivolo per il bagno di casa?
Un R11 è pericoloso a piedi nudi?
L'R11 è quindi da evitare sempre?
Il produttore mi manda solo la lettera R: che cosa gli chiedo esattamente?
Si può misurare un pavimento già esistente?
Un prodotto di manutenzione può annullare la classe che ho pagato?
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