
Legno Antico
Parquet in Legno Antico di Recupero
Listoni multistrato con 5 mm di legno antico a vista: abete, larice e rovere in prima e seconda patina
Scheda tecnica
- Origine
- Assi e travi recuperate da vecchi pavimenti, rivestimenti e strutture di edifici e chalet alpini
- Essenza
- Abete 1ª e 2ª patina, larice 1ª e 2ª patina, rovere 2ª patina, ontano antico. Secondo disponibilità anche rovere fossile nero.
- Struttura
- Tre strati: 5 mm di legno antico a vista incollati su supporto multistrato
- Spessore
- Da 16 a 21 mm secondo essenza e patina: 16-17 mm per abete, fino a 20-21 mm per rovere e larice. Parquet su disegno in 16 o 21 mm.
- Formati
- Larghezze da 90 a 250 mm; lunghezze da 800 a 3500 mm
- Lavorazione
- Incastro sui quattro lati, bordi leggermente smussati
- Formati su disegno
- Spina ungherese (taglio a 30 gradi), spina francese (45 gradi), pannelli Versailles
- Superficie
- Levigata, leggermente spazzolata o piallata: su richiesta
- Finitura
- Grezzo senza finitura; olio, cera o vernice su richiesta
- Riscaldamento a pavimento
- Compatibile, con posa incollata su tutta la superficie. Umidità residua del massetto, ciclo di messa a regime e temperature dell'impianto restano a carico del termotecnico e dell'impresa.
- Impieghi
- Pavimenti interni, boiserie e rivestimenti. Non per esterni né per locali con acqua a terra.
- Accessori
- Battiscopa e profili su richiesta e su preventivo
- Disponibilità
- Parquet e patine meno correnti da 4 a 6 settimane; rovere di norma sul limite alto
- Fornitura
- In Italia forniamo il materiale; la posa è eseguita dal vostro posatore, a cui trasmettiamo scheda tecnica e indicazioni di posa del produttore
- Condizioni di vendita
- Il legno antico è venduto così com'è e non trattato: nessuna garanzia sull'assenza di uova o di insetti attivi, nessuna garanzia di impiego strutturale. Trattamento curativo, preventivo o termico su richiesta. Prezzi franco deposito, trasporto a carico del cliente.
Il parquet in legno antico di recupero nasce da assi e travi che una vita l'hanno già avuta: pavimenti, rivestimenti e strutture di vecchi edifici e chalet di montagna. Torreano acquista lotti già smontati e li seleziona alla fonte, quando il legno è ancora a terra sul posto. Schiodatura, cernita e calibratura sono affidate ai nostri siti di produzione partner, dove ogni tavola viene ripresa una per una prima di diventare un listone.
La costruzione è a tre strati. Sopra ci sono 5 mm di legno antico, con la patina e i segni che si porta dietro; sotto, un supporto multistrato che tiene ferma la tavola. In totale da 16 a 21 mm secondo essenza e patina, con incastro sui quattro lati e bordi leggermente smussati. I listoni vanno da 90 a 250 mm di larghezza e da 800 a 3500 mm di lunghezza: le tavole lunghe fanno un pavimento più calmo, ed è la prima cosa che si nota entrando in una stanza.
L'abete è l'essenza più diffusa nei recuperi alpini ed è quella che gira di più nelle nostre partite: chiaro, caldo sotto i piedi, tenero. Si segna, e chi lo sceglie di solito lo sceglie proprio per questo. Il larice è più denso e più resinoso, sui 575-600 kg/m³ nelle selezioni d'altitudine, con venature marcate e un fondo che tira al rosso. Il rovere è il più duro dei tre, arriva quasi sempre in seconda patina e chiede più tempo. Se il pavimento deve reggere un ingresso, un corridoio o un cane di trenta chili, si parte da lì.
Massello o multistrato: quando conviene l'uno e quando l'altro
Il pavimento in tavole massicce e il parquet multistrato partono dallo stesso legno e finiscono in cantieri diversi. Nelle tavole massicce l'asse antica è piena per tutto lo spessore: 20 mm maschiate, oppure grezze da 25 a 50 mm e fino a 70 nelle sezioni importanti, con larghezze che arrivano a 35 cm. È il pavimento più autentico che si possa avere, perché sotto la superficie c'è ancora legno antico, e si può ripiallare più volte nell'arco di una vita.
Il multistrato mette quella stessa faccia sopra un supporto stabile. Conviene quando c'è il riscaldamento a pavimento, quando l'altezza disponibile è poca, e quando si vogliono listoni larghi senza vederli aprire d'inverno. La regola che diamo al telefono è semplice: impianto radiante o larghezze importanti, multistrato; nessun impianto e voglia di legno pieno, tavole massicce. Nella stessa casa convivono benissimo, per esempio le tavole in camera e il multistrato nella zona giorno riscaldata.
Riscaldamento a pavimento: cosa regge e cosa va verificato prima
È il caso per cui il multistrato è stato pensato. Incrociando gli strati, il supporto riduce il movimento in larghezza della tavola a una frazione di quello di un massello. Il problema che l'impianto crea non è il calore, è la secchezza: d'inverno, in una casa di montagna, l'aria scende sotto il 30% di umidità relativa e il legno si assesta fra il 6 e l'8%. È lì che un massello largo apre le fughe, ed è lì che il multistrato tiene.
Quello che va verificato prima riguarda l'impianto, non il legno. L'umidità residua del massetto va misurata e dichiarata da chi il massetto l'ha realizzato, non stimata a occhio. Il ciclo di messa a regime va eseguito e messo per iscritto prima della posa. La temperatura di mandata e quella massima ammessa in superficie le fissa il termotecnico in base al sistema installato: non tocca a noi dettare un numero che dipende dal suo calcolo. La posa, in questo caso, è incollata su tutta la superficie, perché la flottante lascia un cuscino d'aria fra tavola e massetto e fa perdere resa all'impianto.
Su una fornitura grande la tinta non è uniforme
È l'obiezione che arriva sempre, ed è giusta. Il legno antico non ha un colore, ha una partita. Le tavole vengono da tetti e da pavimenti diversi, esposti in modi diversi per decenni: dentro lo stesso ordine convivono toni più chiari e toni più scuri, e nessuna cernita li rende identici. Un campione di catalogo dà un'idea, non il risultato finale.
Su una metratura importante si lavora così: si ordina tutto in una volta con un sovrametraggio, perché la partita successiva non sarà uguale; si chiedono i campioni del lotto che verrà consegnato, non della fotografia; in posa si aprono più colli insieme mescolando le tavole, invece di svuotare un pacco per volta. La seconda patina, cioè l'asse antica ripresa in superficie, dà un risultato più regolare della prima, e su grandi superfici è spesso la scelta più tranquilla.
Se però l'uniformità è un requisito di capitolato e non un gusto, il parquet in legno antico non è il prodotto giusto, e lo diciamo prima del preventivo. In quel caso c'è la linea in massello invecchiato: abete e larice nuovi anticati in superficie, tinta regolare, sempre a magazzino e riassortibili a distanza di anni. Vale lo stesso quando i tempi sono corti, perché una partita di recupero non si riordina identica.
Lavorazioni disponibili
Travi per esterni
Non disponibileTavoloni grezzi
Non disponibileBardage lavorato 20 mm
Non disponibileBattiscopa massello
Non disponibileCartella 6 mm
Non disponibileCartella 6 mm stickers
Non disponibilePannelli 3 strati 1 faccia
Non disponibilePannelli 3 strati 2 facce
Non disponibilePannelli 5 strati 2 facce
Non disponibileAnte per porte
Non disponibileBlocchi porta
Non disponibileSu misura
Disponibile
Domande frequenti
Che differenza c'è tra il parquet in legno antico e il pavimento in tavole massicce?
Cambia quello che c'è sotto la superficie. Nelle tavole massicce l'asse antica è piena per tutto lo spessore, da 20 mm maschiati fino a 50 mm grezzi e a 70 mm nelle sezioni importanti, con larghezze fino a 35 cm. Nel parquet, i 5 mm di legno antico a vista sono incollati su un supporto multistrato che porta il pacchetto fra i 16 e i 21 mm secondo essenza e patina. Il massello dà autenticità totale; il multistrato dà stabilità dimensionale, spessore ridotto e la compatibilità con il riscaldamento a pavimento.
Cosa vogliono dire «prima patina» e «seconda patina»?
La prima patina è la faccia originale della tavola, quella rimasta esposta per decenni: colore profondo, segni d'uso, una superficie che nessuna macchina rifà. La seconda patina si ottiene rilavorando l'asse antica, di solito spazzolandola o riprendendola in superficie: restano la venatura e il tono invecchiato, ma il risultato è più regolare da tavola a tavola. Il rovere arriva quasi sempre in seconda patina, abete e larice in entrambe.
Quale essenza scegliere tra abete, larice e rovere?
Dipende da quanto passaggio c'è e da che aspetto si cerca. L'abete è il più chiaro e il più tenero, il classico dei recuperi alpini: si segna, e con gli anni il pavimento racconta la casa. Il larice è più denso, sui 575-600 kg/m³ nelle selezioni d'altitudine, resinoso, con venature marcate e un fondo rossastro. Il rovere è il più duro e va messo dove si cammina di più, ma chiede più tempo: di norma sul limite alto, quattro-sei settimane. Trattandosi di materiale di recupero, la disponibilità cambia di continuo, quindi conviene definire l'essenza all'inizio del progetto.
Il parquet in legno antico si può posare sul riscaldamento a pavimento?
È il caso per cui il multistrato esiste. Gli strati incrociati del supporto riducono il movimento in larghezza a una frazione di quello di una tavola massiccia, ed è esattamente ciò che serve con un impianto radiante: d'inverno, in una casa di montagna, l'aria scende sotto il 30% di umidità relativa e il legno si assesta fra il 6 e l'8%. Restano da verificare le condizioni dell'impianto: l'umidità residua del massetto, misurata e dichiarata da chi l'ha realizzato; il ciclo di messa a regime, eseguito e documentato prima della posa; le temperature di mandata e di superficie, che fissa il termotecnico in base al sistema installato. La posa va incollata su tutta la superficie.
Come si posa: incollato, flottante o sopra il pavimento esistente?
Sopra un impianto radiante l'incollaggio a tutta superficie è l'unica strada sensata, perché il contatto pieno lascia passare il calore mentre la flottante lo frena. Senza riscaldamento, l'incastro sui quattro lati consente anche la posa flottante su materassino. Sopra un pavimento esistente, piastrelle comprese, si fa, a condizione che il fondo sia planare, asciutto e ben ancorato e che si usi il primer adatto: sono verifiche del posatore, insieme ai giunti perimetrali. In Italia noi forniamo il materiale, e con la merce mandiamo scheda tecnica e indicazioni di posa del produttore per chi la esegue.
Su una fornitura grande la tinta sarà uniforme?
No, e chi lo promette sta vendendo un altro prodotto. Le tavole arrivano da edifici e da esposizioni diverse, quindi dentro lo stesso ordine convivono toni più chiari e più scuri. La cosa si governa in cantiere: ordinando tutto in una volta con un sovrametraggio, chiedendo i campioni del lotto che verrà consegnato, e mescolando in posa le tavole di più colli invece di svuotare un pacco per volta. Se serve una tinta davvero omogenea, la seconda patina è più regolare della prima, e il massello invecchiato lo è ancora di più.
Parquet antico e parquet antichizzato sono la stessa cosa?
Sono due prodotti diversi, che rispondono a esigenze diverse. Antichizzato, o anticato, vuol dire legno nuovo lavorato in superficie perché ne prenda l'aspetto: vaporizzato, inciso, affumicato, spazzolato. Sotto resta una tavola nuova, sana e regolare, ed è proprio il suo pregio, perché la tinta è omogenea sulle grandi superfici, il materiale è disponibile subito e il riassortimento resta possibile a distanza di anni. Il legno antico di recupero i decenni li ha vissuti davvero, e ha una densità, una patina e dei segni che nessuna lavorazione riproduce. Chi cerca l'antichizzato trova quello che gli serve nella scheda del massello invecchiato.
Quanto dura lo strato a vista, e si può levigare?
Cinque millimetri sono uno strato nobile generoso, quindi il margine tecnico per una levigatura c'è. Il punto è un altro: levigando si porta via proprio la patina, cioè la ragione per cui il pavimento è stato comprato, e sotto viene fuori legno chiaro e anonimo. Nella pratica un parquet in legno antico non si leviga. Si rinnova la finitura, con una mano d'olio sulle zone consumate, e la superficie continua a invecchiare come ha sempre fatto.
Che finitura conviene e come si mantiene?
Il parquet esce grezzo, oppure finito su richiesta con olio, cera o vernice. L'olio è quello che rispetta di più il legno antico: lascia il tatto della patina, non fa pellicola e si ripara a zone, il che su un pavimento che vive è comodo. La cera dà un aspetto più morbido e chiede manutenzione più frequente. La vernice protegge meglio nei punti di forte passaggio, ma stende sulla patina una pellicola che si vede e che, quando si consuma, va rifatta su tutta la superficie. Su un pavimento oliato la manutenzione è pulizia con prodotti neutri e una ripassata d'olio quando il legno comincia a bere.
Il legno di recupero può portare insetti?
Va detto com'è: il legno antico viene venduto così com'è e non trattato, e non possiamo garantire l'assenza di uova o di insetti attivi. Non è una clausola di stile, è la natura del materiale. Per questo esistono i trattamenti su richiesta, quello curativo e preventivo e il trattamento termico, che porta il cuore della tavola a 56 °C per trenta minuti: è il ciclo che chiude la partita con larve e uova. Su un pavimento di casa, e a maggior ragione sopra un impianto radiante, conviene metterlo in preventivo fin dall'inizio.
Da cosa dipende il preventivo, e quali sono i tempi?
Dall'essenza e dalla patina, prima di tutto. Poi dai formati, perché le tavole lunghe e larghe pesano sul prezzo più di quanto ci si aspetti, e i disegni come la spina ungherese o il Versailles sono un'altra lavorazione. Contano anche la finitura, cioè se il materiale parte grezzo o già oliato, gli accessori come battiscopa e profili, e la quantità. Il listino non esiste perché non esiste una partita standard: si fa un preventivo sul lotto reale. I prezzi sono franco deposito e il trasporto è a carico del cliente. Sui tempi, il parquet e le patine meno correnti stanno fra le quattro e le sei settimane, il rovere di solito cinque o sei.
Quando il parquet in legno antico non è la scelta giusta?
Quando l'uniformità di tinta è scritta nel capitolato: lì il massello invecchiato fa un lavoro migliore. Quando i tempi sono stretti e serve una data certa, perché una partita di recupero non si riordina uguale. Quando il pavimento va in un ambiente con acqua a terra, dove nessun parquet è a suo agio. E quando ci si aspetta legno nuovo con qualche segno in più: buchi di chiodo, nodi, piccole fenditure e differenze di tono non sono difetti da contestare, sono il materiale.
Fate anche la spina ungherese o il Versailles?
Sì: parquet su disegno a spina ungherese con taglio a 30 gradi, spina francese a 45 gradi e pannelli Versailles, in 16 o 21 mm di spessore e con la scanalatura sui quattro lati. Il rovere in seconda patina a spina ungherese è di norma disponibile a magazzino. Su questi formati il calcolo del materiale non è quello di una posa dritta: mandateci le misure delle stanze, non i metri quadri netti.
Parliamo del tuo progetto
Consulenza personalizzata, selezione di materiali d'eccezione e accompagnamento su misura, direttamente dal nostro showroom in Valle d'Aosta.
























